Streghe di tutti i giorni

Da Oggiscienza, 31 maggio 2017

Con la nostra rubrica spesso visitiamo mondi lontani nel tempo e nello spazio, popolati da esploratori, astronauti, supereroi e creature bizzarre, studiando la scienza di cui sono intrise le loro storie. Ma anche il nostro mondo quotidiano può essere un’ottima ambientazione per una narrazione dove la scienza ha un ruolo di primo piano.

Prendiamo la storia di Alice, raccontata da Silvia Bencivelli nel suo romanzo d’esordio, Le mie amiche streghe. Alice ha quasi quarant’anni, è una giornalista scientifica laureata in medicina ed è precisa, ironica, talvolta saputella. Soprattutto con Valeria, Arianna e Lucia, amiche da una vita, da quando ha scoperto che sono diventate streghe. Non aspettatevi nessuna deriva urban fantasy, le amiche in questione – che, come Alice, sono “figlie della stessa borghesia intellettuale di sinistra” e laureate in materie scientifiche – non lanciano incantesimi, non creano pozioni magiche, non evocano creature sovrannaturali. Però credono alla magia.

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Chi ha spento il dolore?

Da Wired, 20 ottobre 2015

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Il nostro organismo è l’ambientazione di una detective story incentrata sulla scomparsa del dolore. Chi l’ha spento? Come ha fatto? Solo analizzando gli indizi e interrogando cellule ed enzimi coinvolti sarà possibile risolvere il mistero. Ogni nuova informazione consentirà infatti di escludere uno degli antidolorifici sospettati – morfina, paracetamolo, aspirina e ibuprofene – fino a scoprire, nel fumetto scritto da Michele Bellone e disegnato da Dania Puggioni, chi di loro ha fermato il dolore.

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L’approccio evolutivo alla medicina

Da Micron, 8 novembre 2015

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Ci sono casi in cui una malattia può essere vantaggiosa. L’anemia falciforme, per esempio, riduce la mortalità delle persone affette da malaria e potrebbe quindi essere stata “premiata” dalla selezione naturale in quelle aree dove la malaria è endemica. Le malattie sono fenomeni complessi nei quali entrano in gioco diversi fattori. Ciò nonostante, è idea diffusa che per debellarle sia sufficiente sconfiggere l’agente patogeno o correggere il malfunzionamento genetico che le provoca. Questo approccio è molto radicato nella medicina moderna e si basa su una visione ingegneristica del corpo e delle sue funzioni: l’organismo è come una macchina e la malattia non è altro che un guasto di una delle sue componenti. Per curare un individuo è quindi necessario capire come sia avvenuto questo guasto e intervenire per ripararlo, cercando di ripristinare le condizioni ottimali della macchina.

Ma è davvero così?

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