Attivisti e non. L’importanza di fare distinzioni

05 - Questioni di tifo (13 marzo 2014)La scorsa settimana avevo pubblicato la lettera che Alessandro Chiometti, presidente dell’associazione Civiltà Laica di Terni, mi aveva scritto per discutere di antidarwinismo e della mia critica all’uso indiscriminato del termine “creazionista” (di cui avevo parlato qui). Pubblico ora la mia risposta a quella lettera e ne approfitto per ringraziare Alessandro dell’occasione di dibattito.

Caro Alessandro,

Rispondo con piacere alla tua lettera, nella quale hai sollevato un punto molto importante; riferendoti a coloro che usano gli stessi argomenti dei creazionisti per criticare la teoria dell’evoluzione, mi hai chiesto “perché dovrei giudicarli meno severamente di colui che per lo meno lo dichiara che lo fa per ragioni di fede?”.

La mia risposta è che non devi, perché chi fa disinformazione scientifica sull’evoluzione va criticato duramente, ateo o credente che sia. Non mi pare di essere mai stato tenero nei confronti degli attivisti antidarwinisti “laici”, che anche a me ricordano molto gli “atei devoti” che tu hai citato. Penso anche di essere sempre stato chiaro nel dire che chi ha delle spiegazioni scientifiche alternative alla teoria dell’evoluzione deve proporle secondo le regole del dibattito scientifico, e non su un blog dove si riprendono le argomentazioni creazioniste e si citano a sproposito illustri scienziati. A quanto pare, però, la mia posizione è stata percepita come meno severa e più accondiscendente, e di questo mi dispiaccio.

Il punto è che, secondo me, per difendere la teoria dell’evoluzione dalla disinformazione più o meno ideologica non c’è bisogno di tirare di mezzo la religione. Anzi. Bollare come creazionista qualunque critica non scientifica al darwinismo rischia di essere controproducente per chi fa divulgazione dell’evoluzione, un vero e proprio autogol comunicativo che riduce la questione a un muro-contro-muro fra chi crede e chi non crede. E in questo clima di conflitto gli attivisti antidarwinisti sguazzano felici, poiché consente loro di creare un nemico perfetto, incarnato da quello che chiamano il dogma darwinista, contro il quale loro, romantici ed eroici ribelli, si scagliano. Si tratta di una forma di narrazione molto efficace, soprattutto per quanto riguarda temi scientifici controversi.

È importante distinguere fra chi è attivista e chi non lo è. Rivolgersi ai primi è inutile, tanto non ascoltano. Ma per ogni attivista antidarwinista che fa propaganda, ci sono tanti potenziali ascoltatori – credenti, atei, agnostici – che cercano risposte alle loro domande ma che rischiano di venir messi di fronte a una scelta di campo. O di qua o di là. Come reagirebbero queste persone se i loro legittimi dubbi venissero bollati come creazionismo? Sono convinto che una comunicazione incentrata sul “o credi o ragioni” – tipo quella usata da Augias nella sua trasmissione dedicata a Darwin, per intenderci – non convinca nessuno; anzi, rischia di dare un’immagine semplificata e caricaturale del dibattito, per non dire ideologica. Su entrambi i fronti.

A me interessa che la disinformazione degli attivisti antidarwinisti non faccia proseliti. A me interessa che la teoria dell’evoluzione venga raccontata per quello che è, cioè la miglior spiegazione scientifica di cui oggi disponiamo di quell’intricato processo che è alla base della varietà e della complessità della vita, la nostra tanto quanto quella delle lucertole, dei ragni, delle amebe. A me interessa che questa spiegazione non venga distorta per fini che non hanno nulla a che vedere con la scienza.

Ecco perché ritengo sbagliato usare in maniera così disinvolta e assoluta l’etichetta di creazionista. Ecco perché ritengo importante preoccuparsi di “distinguere se Pera si professa ateo se dice le stesse cose di Ruini”, come hai scritto tu. Per evitare di accentuare un contrasto sul quale gli attivisti antidarwinisti stanno basando la loro strategia comunicativa, rischiando quindi di fare il loro gioco. Per non dar modo a questa gente, mossa da fervore ideologico, di raccogliere le simpatie di coloro che, mossi invece da sincera curiosità, sono interessati al tema. Lasciamo gli attivisti sulle loro barricate a combattere la loro guerra personale.

Un caro saluto,

Michele

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