Joe Lansdale. Dal Texas a Trieste passando per la fantascienza

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Da Wired, 9 novembre 2015

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Joe Lansdale è alto e schietto, con un’intensa parlata texana. Era in Italia per presiedere la giuria internazionale del Premio Asteroide del Trieste Science+Fiction Festival (vinto ieri dall’australiano Wyrmwood). L’abbiamo incontrato al Teatro Miela, dove hanno avuto luogo buona parte delle proiezioni che hanno animato la città, e la nostra chiacchierata non poteva che cominciare proprio dal concetto di genere letterario. E già qui Lansdale è stato netto. “È un’etichetta che non ha nulla a che vedere con la qualità”, ci ha detto. “Per me esiste un solo genere: la fiction. E al suo interno ci sono buoni libri, pessimi libri e libri mediocri. Chiudere una storia in una scatola con una targhetta sopra serve soprattutto per questioni di marketing, oppure per cercare di orientarsi. Non critico chi lo fa, ma è una distinzione che non mi interessa, né ho problemi quando mi definiscono un autore di genere. Se sono un buon autore di genere significa che sono un buon scrittore, e per me è questo quello che conta”.

E di generi Lansdale ne ha esplorati tanti, nel corso della sua lunga e prolifica carriera. Nato in Texas nel 1951, ha scritto più di venti romanzi e centinaia di racconti nei quali si intrecciano influenze western, noir, horror, pulp, fantasy, weird, sempre condite da una forte vena di ironia, brillante e tagliente. Lettore avido, da Mark Twain a Raymond Chandler, da Philip Dick a Ernest Hemingway, fino al suo preferito, Philip Josè Farmer, senza dimenticare i fumetti, che da ragazzo divorava e per i quali ha scritto diverse sceneggiature.

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Una vasta produzione nella quale spesso affiora la sua terra, il Texas dove è nato e dove vive tuttora. “Scrivo spesso del Texas” ha ammesso. “Ogni tanto scrivo di altro ma anche in quei casi penso di averlo sempre in testa, perché è il mondo che conosco. Non è una scelta volontaria, mi viene spontaneo. Una volta stavo lavorando a un episodio di una serie animata di Batman e a un certo punto mi sono accorto che tutti i personaggi parlavano come se venissero dal Texas orientale e ho dovuto rivederlo”. Scrivere di ciò che si conosce è una costante del suo approccio alla narrativa e ci ha tenuto a ribadirlo. “Non importa che tipo di storia si stia costruendo, si sta sempre e comunque parlando del presente. Qui e ora. Anche quando usa ambientazioni futuristiche o storiche, un autore sta parlando del suo mondo, sulla base del proprio vissuto e della propria sensibilità nel cogliere certi dettagli di ciò che lo circonda”.

La maggior parte delle ambientazioni di Lansdale sono contemporanee, a partire dalle sue opere più famose: il grottesco ciclo del Drive-in, da molti considerato il suo capolavoro; la fortunata serie di Hap e Leonard, di cui uscirà a dicembre per Einaudi un nuovo episodio e che l’anno prossimo debutterà sul piccolo schermo in una serie firmata Sundance tv; racconti surreali come Bubba Ho-Tep, di cui esiste una trasposizione cinematografica poco conosciuta ma molto apprezzata. Ciò non toglie che la sua passione per la fantascienza sia forte e radicata. “L’aspetto che trovo più interessante della fantascienza è il modo in cui esplora il rapporto delle persone con la tecnologia, soprattutto da un punto di vista antropologico e sociologico”, ha spiegato. “La forza della fantascienza, e della buona fiction in generale, sta nel suo essere molto metaforica ed è aiutata in questo dal suo allontanarsi dal realismo”.

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