La divulgazione scientifica? Ha la forma della graphic novel

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Da Esquire Italia, 3 marzo 2019

Per strada o nei caffè, nel proprio ufficio o in un film, sulla metropolitana o nella sala d’attesa del medico, i dialoghi sono ovunque. Ne siamo circondati, ci siamo costantemente immersi. In alcuni siamo protagonisti, in altri semplici comparse, in altri ancora spettatori occasionali. A chi non è capitato di cogliere frammenti di dialogo in un luogo pubblico? Le due persone sedute al tavolino accanto, oppure quel tale che parla a gran voce al telefono sul treno.

Dialogando possiamo intrattenere un gruppo di amici, scambiare opinioni su una partita di basket o commentare l’incapacità di un politico. Possiamo anche esporre tesi complesse e argomentarle in maniera convincente, come sapeva bene Platone: il padre della dialettica ha infatti usato il dialogo come forma espressiva nella maggior parte della sua produzione letteraria e filosofica. In ambito scientifico, l’esempio più celebre è senz’altro quello di Galileo – che, ricordiamolo, era anche un eccellente letterato – con il Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo, nel quale il filosofo naturale pisano confutava il sistema tolemaico-aristotelico, e i Discorsi e dimostrazioni matematiche intorno a due nuove scienze, incentrati sulla dimostrazione della fisica galileiana.

A questa tradizione filosofica e letteraria si rifà Clifford Johnson, professore di fisica alla University of Southern California. Appassionato di fumetti e molto incline a una comunicazione “pop” della scienza – è stato consulente scientifico per film e serie tv come Agent CarterLostAvengers: Infinity War e Star Trek: Discovery – Johnson ha realizzato Dialoghi. Conversazioni sulla natura dell’Universo, una raccolta di conversazioni a carattere scientifico che Edizioni Dedalo ha recentemente pubblicato in italiano . Il tutto sotto forma di graphic novel, o meglio – come sostiene il Premio Nobel Frank Wilczek nella prefazione – di graphic dialogue.

Johnson fa conversare i suoi personaggi su temi complessi, soprattutto relativi alle frontiere della fisica moderna, ma il suo intento non è di indorare la pillola dello spiegone scientifico con i toni della chiacchierata informale. La scelta del dialogo non è solo una questione di forma, ma anche di sostanza. “Per capire ciò che fanno i loro colleghi, o per scoprire qualcosa di nuovo sui fenomeni naturali, gli scienziati dialogano”, scrive nell’introduzione. “E quando cercano di trasmettere nuove idee o nuove conoscenze scientifiche al grande pubblico, accade spesso che i risultati migliori si ottengano sfruttando la forma del dialogo”.

Il dialogo quindi come manifesto di una comunicazione della scienza basata sull’ascolto e la partecipazione, sia quando riguarda il confronto fra scienziati con specializzazioni diverse, che si scambiano pareri sui rispettivi campi di ricerca, sia quando invece ha luogo fra uno scienziato e un non esperto. In questi casi, il ricercatore di turno non ha l’atteggiamento di chi si mette in cattedra e pontifica anche in un contesto informale, mentre il suo interlocutore non è un semplice ricettore passivo di informazioni ma una persona curiosa, che fa domande e propone riflessioni. Tra l’altro, a volte è proprio lo scienziato a non capire la domanda del non esperto che ha di fronte (come in effetti succede anche nella realtà), che quindi lo interrompe per rimetterlo in carreggiata.

Certo, la meccanica quantistica o l’astrofisica non sono temi grondanti implicazioni sociali, politiche, etiche ed economiche – sui quali è quindi fin troppo facile farsi trascinare dai propri pregiudizi cognitivi in discussioni accese, se non in vere e proprie risse verbali – come accade con OGM, riscaldamento globale o vaccini. Inoltre, è sicuramente più facile intavolare un dialogo quando si ha a che fare con scienziati aperti e pacati, e non esperti curiosi e appassionati, come quelli descritti da Johnson. Quelle rappresentate dal fisico americano sono in un certo senso situazioni ideali, ma in fondo a lui non interessa la polemica fine a sé stessa né lo scontro controverso, bensì la costruzione condivisa di un terreno fertile per idee e riflessioni, uno scambio proficuo su temi che non solo hanno un impatto sulle nostre vite ma che sono anche, come sottolinea nell’introduzione, “una fonte inesauribile di bellezza e stupore”.

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