Banditi cosmici e complotti interstellari

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Da Esquire Italia, 7 aprile 2019

Siamo animali narrativi. Raccontare storie fa parte della nostra natura, è un’attività che si è sviluppata nel corso della nostra evoluzione e alla quale ci affidiamo di continuo per intrattenere, per affascinare, per trasmettere conoscenze e – come spiega Marco Ferrari in L’evoluzione è ovunque – attraverso “i simboli, che abbiamo dominato come specie, per dare ai fenomeni che vediamo tutti i giorni una struttura logica e comprensibile”. Non è un caso, quindi, che scienza e narrativa abbiano molto in comune, e che le incursioni dell’una nell’altra (e viceversa) siano numerose e stimolanti, da Lucrezio a Galileo, da Bacon ad Asimov.

A marzo 2019 sono sbarcati in libreria due ottimi esempi di questo rapporto: Cosmic Bandidos di Allan C. Weisbecker (Marcos y Marcos, traduzione di Marco Vicentini) e Lo stallo dell’Impero di John Scalzi (Fanucci, traduzione di Pierluigi Fazzini). Per Weisbecker in realtà si tratta di un ritorno: uscito nel 1986, Cosmic Bandidos ha avuto una storia editoriale curiosa che lo stesso Weisbecker – sceneggiatore per Miami Vice e Crime Story, scrittore e surfista – racconta nella prefazione. Diventato un cult spassoso e picaresco, il romanzo racconta di uno spacciatore e trafficante d’armi ricercato da tutte le polizie immaginabili che si è ritirato nella giungla colombiana dove vive in compagnia del suo cane, di un boa che ama arrotolarsi attorno alla canna di un M16 dopo che ha sparato e di un signore della droga decaduto al rango di semplice bandido.

Sarà proprio quest’ultimo, Josè, a scatenare l’evento che cambierà la vita del protagonista, rapinando una famiglia americana; nel bottino infatti il protagonista trova libri di fisica delle particelle subatomiche e cosmologia, roba che “può dare alla testa, specialmente se uno è rimasto per molto tempo nella giungla con un cane, un serpente e quantità illimitate di droga”. E quando arriva all’interpretazione a molti mondi della meccanica quantistica, il protagonista ha un’intuizione che, alimentata da marijuana, tequila, mezcal e una gran quantità di tempo a disposizione, innesca due linee narrative surreali, comiche ed esplosive.

La prima è incentrata sul viaggio che decide di intraprendere per raggiungere il professore proprietario dei libri e confrontarsi con lui sulla nuova visione del mondo che quei testi gli hanno mostrato. La seconda rievoca i fatti che l’hanno portato in una baracca della Sierra Nevada con un cane, un serpente e un bandido furioso e leale come unica compagnia. Nello svolgersi e inseguirsi delle due storie – che l’autore maneggia con bravura e uno stile tagliente, mantenendone sempre il controllo ma senza soffocarle – i riferimenti alla fisica si fanno sempre più frequenti e si intrecciano al tessuto della narrazione (e alle numerose note a piè pagina); per Weisbecker, quanti e particelle non sono soltanto un modo per sottolineare l’eccentricità dei suoi sballati personaggi, ma i componenti fondamentali della visione psichedelica della realtà che anima Mister Quark – così si firma il protagonista nei bigliettini che invia al professore per avvisarlo del suo imminente arrivo – e lo spinge non solo a intraprendere la sua ricerca ma anche a convertire quanti più bandidos possibile a colpi di Einstein e Schrödinger.

Inoltre, concetti come il rapporto causa-effetto, lo spazio-tempo e il principio di indeterminazione diventano anche strumenti metanarrativi con cui l’autore disseziona la sua stessa storia, fra flashback, narratori onniscienti e pistole di Checov: “Ci sono molte ‘versioni’ di noi che vivono contemporaneamente in molti mondi differenti, forse queste versioni sono versioni letterarie, come in questo caso”.

Per capirci: Cosmic bandidos è un libro il cui autore si diverte a raccontare l’esperimento della doppia fenditura immaginando l’attacco a una guarnigione militare da parte di una brigata di bandidos cosmici che si muovono alla velocità della luce e si possono comportare sia come onde che come particelle. Il tutto per trasformare un comune bandido in un bandido quantico, liberandolo così dalla paranoia dovuta alla potenziale esistenza di un numero infinito di bandidos in un numero infinito di universi alternativi. La cosa sorprendente è che la picaresca girandola di inseguimenti, feste, rapine, granate, piloti pazzi, cani e bandidos non stona ma, al contrario, si integra molto bene con le spiegazioni, gli esperimenti mentali, la terminologia e le elucubrazioni scientifiche di cui il libro è intriso.

L’approccio di Scalzi – affermato autore di fantascienza e vincitore del Premio Hugo con Uomini in rosso – al binomio scienza-narrativa si discosta dalla psichedelia quantistica di Weisbecker ma non per questo è meno interessante. Lo stallo dell’Impero è il secondo episodio di una trilogia incentrata su un impero galattico la cui esistenza si regge sul Flusso, una sorta di iperspazio senza il quale i vari mondi popolati – tutti habitat artificiali tranne uno – sarebbero troppo distanti gli uni dagli altri e incapaci di sopravvivere a lungo. In questo contesto, Scalzi crea una storia che viene spontaneo etichettare come un Game of Thrones spaziale: intrighi fra casate, ambiguità morali, personaggi dalla battuta pronta e una discreta dose di sesso. Lo stile di Scalzi però è caratterizzato da un’ironia più spigliata, atmosfere decisamente meno cupe, un ritmo più sostenuto e un’introspezione meno profonda (a volte fin troppo, rendendo alcuni personaggi piuttosto piatti) rispetto al fantasy martiniano.

Nel primo romanzo della serie, Il collasso dell’Impero, uno dei principali snodi di trama ruotava intorno alla scoperta, da parte di uno scienziato, di un evento che avrebbe stravolto la natura stessa dell’Impero. Film e romanzi spesso raccontano la ricerca scientifica usando gli stessi processi narrativi delle detective story, con un singolo e spesso geniale studioso che mette insieme gli indizi a disposizione finché non arriva il grande momento dell’intuizione – l’alzata di sopracciglio a la Jessica Fletcher – in cui tutti i pezzi del puzzle vanno al posto giusto e il mistero scientifico viene risolto.

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