Perché i giochi di ruolo sono stati (e sono ancora) un’avanguardia culturale

Da Wired, 13 aprile 2017

Chiunque abbia mai giocato a un gioco di ruolo è stato in una stanza profonda. Quel luogo nel quale prendono forma mondi fantastici, che esistono nell’immaginario condiviso dai partecipanti, seduti attorno a un tavolo, fra manuali e schede, dadi e matite. Quel luogo dal quale si entra nel dungeon, termine che non può essere tradotto perché “solo quella parola va a formare ciò che ci si attende da quel buco in terra immaginaria: un diagramma di flusso fatto di stanze e porte e trappole, passaggi segreti e mostri e scale, pozzi e sepolcri, predelle e statue (a volte anche inanimate), tane, fiumi sotterranei, tesori: insomma, l’avventura”.

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Scienza e progresso nello steampunk esotico di Hope & Glory

Da Oggiscienza, 19 aprile 2017

Cappelli a cilindro, occhiali da aviatore, corsetti, cinghie e ingranaggi dorati. Questi gli elementi ricorrenti dell’estetica steampunk, quel filone fantascientifico caratterizzato da una tecnologia anacronistica basata su vapore ed elettricità, spesso ambientato in un Ottocento alternativo. Un genere nato alla fine degli anni Ottanta, che riprendeva il nome del cyberpunk ma discostandosene, essendo più interessato alla meccanica e ad ambientazioni retrò e ucroniche che all’elettronica e alle distopie futuristiche urbane. Un genere che a sua volta ha pescato a piene mani dai romanzi scientifici ottocenteschi di autori come Jules Verne e H. G. Wells, e che ha ispirato e contaminato diversi autori moderni; influenze steampunk si ritrovano nell’eccellente La lega degli straordinari gentiluomini di Alan Moore così come nel film Sherlock Holmes di Guy Ritchie, nell’Hugo Cabret di Martin Scorsese così come ne Il castello errante di Howl di Hayao Miyazaki.

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Vita da Lupi, un gioco per imparare a convivere

Da Oggiscienza, 5 aprile 2017

Giunta alla sua nona edizione – senza contare i più di vent’anni della sua precedente incarnazione come ModCon – Play, Festival del Gioco di Modena è ormai una realtà affermata nel panorama ludico italiano. Tenutasi l’1 e il 2 aprile, il festival ha raccolto appassionati di giochi da tavolo, di ruolo, di carte e di miniature, offrendo loro un’abbondante varietà di ambientazioni nelle quali immergersi e divertirsi: giungle da esplorare, città da costruire, pianeti da conquistare. E poi ancora highland scozzesi, vie commerciali, mari e galassie, porti e alberghi, viaggi temporali, strade e colonie. Fra tutti questi “strani mondi”, uno in particolare ha attirato la nostra attenzione, visto il suo stretto legame con la scienza. Legame che non si limita al background scientifico o alla verosimiglianza di alcune meccaniche – come in altri casi di cui abbiamo parlato qui o qui – ma che nasce con intenti divulgativi ed educativi.

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Tracce epigenetiche fra ambiente e cultura

Da Pikaia, 13 marzo 2017

Ci sono molti fattori che influenzano l’incidenza delle malattie: lo status socioeconomico, la dieta, lo stile di vita, l’ambiente in cui si vive. Fra i tanti, anche l’etnia a cui si appartiene ha un peso nel determinare la sensibilità di una persona a certe patologie di origine genetica. Per esempio, il morbo di Tay–Sachs è molto più frequente fra gli ebrei ashkenaziti e i franco-canadesi del Quebec, l’anemia falciforme è più diffusa fra le popolazioni originarie dell’Africa sub-sahariana (ma anche dell’America latina, dell’India, dell’Arabia Saudita e dell’area mediterranea), mentre la fibrosi cistica colpisce un europeo su 2.500 ma solo un asiatico su 90.000.

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